Rendicontazione
Bilancio di sostenibilità e CSRD: guida aggiornata all'Omnibus I
In pochi anni le regole europee sulla rendicontazione di sostenibilità sono cambiate più volte. Questa guida spiega cosa prevede oggi la CSRD, chi è obbligato dopo la semplificazione del 2026 e come si costruisce un report credibile.
Dalla dichiarazione non finanziaria alla CSRD
Fino al 2023 le grandi imprese di interesse pubblico erano tenute a pubblicare la dichiarazione non finanziaria (DNF), prevista dalla direttiva 2014/95/UE e recepita in Italia con il D.Lgs. 254/2016. Era un obbligo limitato e lasciava molta libertà sugli standard da usare.
La direttiva (UE) 2022/2464, nota come CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), ha sostituito quel regime. In Italia è stata recepita con il D.Lgs. 125/2024. Le principali novità erano:
- un perimetro molto più ampio di imprese obbligate;
- standard comuni europei, gli ESRS;
- la rendicontazione dentro la relazione sulla gestione, non in un documento separato;
- l'assurance, cioè la verifica da parte di un revisore;
- il formato digitale per la marcatura delle informazioni.
Nel 2025 la direttiva cosiddetta «stop-the-clock» (UE 2025/794) ha rinviato di due anni l'entrata in vigore per le imprese delle ondate successive alla prima, in attesa di una revisione complessiva delle regole.
L'Omnibus I: le nuove soglie
La revisione è arrivata con la direttiva (UE) 2026/470, il cosiddetto pacchetto Omnibus I, entrata in vigore il 18 marzo 2026. Gli Stati membri hanno un anno per recepirla. Il cambiamento principale riguarda il perimetro.
| Tema | Regola dopo l'Omnibus I |
|---|---|
| Imprese obbligate alla rendicontazione | Più di 1.000 dipendenti e fatturato netto superiore a 450 milioni di euro (su base consolidata) |
| Imprese di Paesi terzi | Fatturato netto nell'UE superiore a 200 milioni di euro, tramite filiali o controllate |
| Standard ESRS | Revisione con requisiti introdotti gradualmente tra il 2026 e il 2031 |
| Catena del valore | Limite alle informazioni richiedibili alle imprese più piccole, con lo standard VSME come riferimento |
| Entrata in vigore | 18 marzo 2026, recepimento nazionale entro un anno |
In concreto, la grande maggioranza delle imprese che sarebbero rientrate nelle ondate successive, comprese molte grandi imprese italiane sotto i 1.000 dipendenti, non sarà più obbligata. Per loro la rendicontazione resta volontaria, ma spesso necessaria per rispondere a clienti, banche e investitori.
Gli standard ESRS
Gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards) sono gli standard tecnici con cui le imprese obbligate redigono la rendicontazione. Si dividono in standard trasversali, che definiscono principi generali e informazioni di base, e standard tematici su ambiente (clima, inquinamento, acqua, biodiversità, economia circolare), sociale (forza lavoro propria, lavoratori della catena del valore, comunità, consumatori) e governance (condotta d'impresa).
Con l'Omnibus I gli ESRS vengono semplificati: meno punti dati obbligatori, più chiarezza su cosa è richiesto e cosa è facoltativo. Il nuovo insieme di requisiti entrerà in uso in modo progressivo.
La doppia materialità
Il cuore della CSRD è il principio di doppia materialità. Un tema va rendicontato se è rilevante da almeno uno di due punti di vista:
- materialità d'impatto: l'impresa ha, o può avere, effetti significativi sulle persone o sull'ambiente;
- materialità finanziaria: il tema genera, o può generare, rischi o opportunità finanziarie per l'impresa.
Un esempio: per un'azienda alimentare l'uso dell'acqua può essere materiale sotto il profilo d'impatto, perché consuma una risorsa scarsa nelle zone di approvvigionamento, e anche sotto quello finanziario, perché la siccità può aumentare i costi delle materie prime.
PMI e standard volontario VSME
Le piccole e medie imprese non quotate non sono obbligate dalla CSRD, ma ricevono sempre più richieste di dati dai clienti più grandi e dalle banche. Per rispondere a queste richieste in modo ordinato esiste lo standard volontario per le PMI, il VSME, pensato per essere più semplice degli ESRS.
L'Omnibus I rafforza il suo ruolo. Le imprese con meno di 1.000 dipendenti che fanno parte della catena del valore di un'impresa obbligata sono tutelate: non possono essere tenute a fornire informazioni oltre quelle previste dallo standard volontario, che la Commissione deve adottare entro il 19 luglio 2026.
La direttiva sulla due diligence (CSDDD)
Accanto alla rendicontazione c'è la direttiva sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità (CSDDD), che impone di individuare, prevenire e mitigare gli impatti negativi su diritti umani e ambiente lungo la catena di attività. Anche questa è stata ridimensionata dall'Omnibus I:
- si applica solo alle imprese con più di 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato mondiale;
- la data unica di applicazione è il 26 luglio 2029;
- è stato eliminato l'obbligo del piano di transizione climatica;
- le sanzioni amministrative possono arrivare fino al 3% del fatturato netto mondiale.
Come costruire un bilancio di sostenibilità
Che sia obbligatorio o volontario, un buon bilancio di sostenibilità segue alcuni passaggi:
- Definire il perimetro: quali società, sedi e attività sono incluse.
- Svolgere l'analisi di materialità, coinvolgendo gli stakeholder.
- Scegliere lo standard: ESRS se obbligati, VSME o GRI se volontari.
- Organizzare la raccolta dati, con responsabili, fonti e controlli, come per i dati finanziari.
- Fissare obiettivi e indicatori confrontabili nel tempo.
- Scrivere in modo chiaro, includendo anche i risultati negativi e le aree di miglioramento.
- Valutare una verifica esterna: è obbligatoria per le imprese soggette alla CSRD e aumenta la credibilità anche dei report volontari.